“Gli autori che lui ha amato di più sono sicuramente Bertolini, Canevaro e don Milani, che sono proprio il nucleo portante della sua formazione. E certo Lodi, Monari, Rodari e Piumini, Pennac, Affinati, Bruno Tognolini che ho rivisto da poco. Senza che questi diventassero per lui delle figure che andavano sempre bene, avendo la capacità di cogliere la grandezza del pensiero ma rimanendo con un atteggiamento critico nei confronti di pensieri, posizioni che ciascuno di noi è chiamato a prendere. E questo è stato la sua caratteristica come preside, come amministratore dello stato. Lui ve lo avrà detto quello che lui diceva era che quello che voleva essere un servitore dello stato richiamando Falcone. Però nel senso che lui le leggi le rispettava tutte ma rimaneva comunque critico rispetto a certe scelte che la nostra amministrazione faceva. La legge c’era e andava rispettata però nei contesti giusti bisognava anche dire che cosa non andava bene e cercare di modificare sempre con un occhio rivolto ai giovani, perché il suo lavoro è sempre stato speso perché la scuola potesse essere un luogo dove, i ragazzi, soprattutto chi aveva avuto meno (qui ritorna il pensiero di Don Milani), potessero avere, come dire, un’integrazione di quello che era loro mancato a livello familiare, sociale, economico. Quindi la sua idea di scuola era proprio quella, che ciascuno di noi, anche le persone che avevano dei ruoli che socialmente vengono attribuiti, vengono ritenuti di poco valore (…), in realtà ciascuno di noi all’interno del proprio ruolo deve fare quel pezzettino che serve per far diventare una scuola capace di accogliere, di far star bene i ragazzi. E quindi non è il pensiero che il preside è quello che vale di più, conta di più, ma è uno fra i tanti che deve mettere la sua testa, la sua passione, il suo impegno e anche soprattutto la sua capacità di rimanere capace di vedere un pochino più in là. E questa, secondo me, era proprio la sua caratteristica, lui riusciva sempre, prima di tutti a vedere, a vedere prima, a vedere più in là, a vedere oltre. Questa capacità l’ha sempre messa al servizio di tutti noi, tutti i suoi pensieri, le sue genialate, le sue “lazzarinate”, com’è che le chiamavamo, senza esserne né geloso, e era proprio messo al servizio di tutti.”
“Lui credeva in una scuola dove ciascuno doveva fare la sua parte, ha lavorato tantissimo per trasformare la scuola in una comunità educante, e ciascuno aveva il suo posto, e attraverso il punto di vista di coloro che ruotano attorno alla scuola, che è una fatica boia, perché è molto più facile che tu hai il tuo punto di vista e gli altri stanno zitti e alzano la mano. In questo scambio che pretende un ascolto attivo, vero, le cose si muovono, funzionano, sono faticosissime, ma questo è il modo che lui aveva di intendere la scuola. E’ riuscito a creare senso di appartenenza perché i processi decisionali erano davvero condivisi, ciascuno per quello che era il suo ruolo, perché una cosa che lui non ha mai accettato era che i genitori diventassero insegnanti, che gli insegnanti criticassero le modalità di crescita dei loro figli, insomma senza interferenze, senza prevaricazioni. Ecco in questo era molto bravo e per aumentare il senso di appartenenza insomma come sapete inventava queste iniziative dove le varie componenti potevano stare insieme anche in momenti che non fossero quelli istituzionali, le cene, il ballo, il corso di formazione, un viaggio di istruzione, insomma erano tutti momenti e luoghi che servivano a creare questa comunità scolastica condivisa.”
“Come funzionario, lui obbediva perché appunto si sentiva un servitore dello stato, pur mantenendo un’autonomia di giudizio. Anche in questo non sempre è stato capito perché era una persona un po’ scomoda ecco, però questo era lui. E credo che in un contesto professionale figure come queste possano davvero aiutare a sentirsi sempre nella condizione di ricercare delle soluzioni nuove, di trovare delle alternative, che non siano sempre il percorso già visto, già percorso, che non ti consentono di trovare delle risposte nuove. Lui in questo era un grandissimo innovatore con l’intelligenza e l’ironia e l’allegria che aveva nel suo modo di relazionarsi con le persone.”
“Il pittore che lego a lui è certamente Caravaggio, “La Madonna dei pellegrini”, siamo andati diverse volte in Sala Sant’Agostino a vederla… è bellissima, perché secondo me rappresenta proprio la sua, la mia, la nostra visione delle cose che è quella di andare all’essenza. E in quel quadro lì l’essenza sono i piedi sporchi del viandante che sono in primo piano ed è dissacrante, ma al tempo stesso si fa carico di chi è in difficoltà, di chi ha più bisogno, insomma quindi, è uno dei quadri che mi avvicina di più a lui.”
“Quando abbiamo cominciato a fare i direttori didattici, lui mi ha regalato questo libro di poesie di Piumini e ce n’era una che era “Skiaciato picione”. Era perché quando lui era maestro, l’aveva invitato nelle sue scuole, dopo io mi sono innamorata naturalmente. E c’era questa poesia che faceva morir dal ridere, e quando eravamo alle riunioni in provveditorato a Rovigo, cominciavamo… io dicevo il primo verso e lui il secondo e poi ridevamo come dei pazzi. Ci mettevamo sempre in una situazione di richiami dal provveditore, eravamo proprio due discoli.”
“Lui davvero aveva la capacità di aumentare le relazioni profonde. E niente, mi ha… uno dei libri che mi porto dietro sono le poesie di Caproni che poi ho letto quel giorno (28 agosto 2019). Perché poi mi sono messa, come succede, a tirar fuori tutti i suoi libri e le poesie, e mentre sfogliavo le poesie di Caproni, ho trovato la sua poesia e che ho letto quel giorno e che racconta di lui. Si chiama “Congedo del viaggiatore cerimonioso”. Ed è la storia di questo viaggiatore con la valigia che deve fermarsi, deve scendere dopo aver chiacchierato con tutti quelli che erano sulla carrozza, come avrebbe fatto lui che attaccava pezza a tutti. A un certo punto il treno si ferma e lui sa che deve scendere, non sa nemmeno perché si deve portare la valigia, perché dove andrà? Non servirà. E augura agli altri sorridendo un buon viaggio, di fare un buon viaggio. Ed è anche il modo in cui lui ci ha salutato ecco. Augurandoci di continuare a viaggiare.”
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